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Temporanea 2015

Dal 7 maggio al 31 agosto i riflessi creati da Qiu Zhijie invadono il Caffè Florian

Dal 7 maggio al 31 agosto il Caffè Florian di Venezia presenta la XIII Edizione di “Temporanea – Le Realtà possibili del Caffè Florian” con la mostra “So, we’ll go no more a roving” dell’artista Qiu Zhijie.

Dopo Bruno Ceccobelli, Mimmo Rotella, Fabrizio Plessi, Gaetano Pesce, Luca Buvoli, Arcangelo, Irene Andessner, Fausto Gilberti, Botto&Bruno, Marco Tirelli, Pietro Ruffo, Omar Galliani, il tradizionale appuntamento con “Temporanea” presenta quest’anno un artista cinese di fama internazionale. Il Florian continua così da più di vent’anni ad essere protagonista, durante la Biennale d’Arte Contemporanea, di un’iniziativa artistica con la quale si vuole ricordare che proprio all’interno dello storico locale di Piazza San Marco nel 1893 nacque l’idea, grazie a Riccardo Selvatico e ad altri intellettuali veneziani, di organizzare la Prima Esposizione della Città di Venezia, conosciuta poi internazionalmente come la Biennale.

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Il titolo della mostra di Qiu Zhijie è tratto da una poesia di Lord Byron il quale, nel periodo in cui visse a Venezia, in una lettera indirizzata a Thomas Moore scrisse: “Così non andremo più vagando” (So, we’ll go no more a roving). Zhijie reinterpreta la Sala Cinese del Caffè più antico del mondo con un’opera site specific realizzata in esclusiva per la collezione Florian: pareti, soffitto, pavimento, tavolo e sedie sono rivestiti con specchi sui quali sono state incise frasi di frequentatori famosi del Florian (Byron, Goethe, Carlo Goldoni, Dickens e altri) che rievocano conversazioni avvenute all’interno della Sala. Le scritte appaiono rovesciate e quindi possono essere lette soltanto attraverso lo specchio situato in posizione opposta.

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L’idea dell’artista è legata, in parte, alla storia di Venezia: lo specchio, infatti, è stato inventato proprio nella città lagunare nel 1460 e per centocinquant’anni Venezia ha avuto il monopolio dell’industria degli specchi. La tradizione delle scritture speculari risale invece all’epoca pre-islamica nella Penisola Arabica; la maggior parte delle scritture personali di Leonardo da Vinci, inoltre, è in corsivo speculare. Venezia diventa quindi il luogo di incontro di tradizioni europee, arabe e asiatiche.

 

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